Come si presentano i professionisti della salute sul proprio sito?

Sto lavorando ai testi per il sito di un medico.

E come si fa in questi casi, prima di buttarmi a capofitto nella scrittura, ho fatto un giro online per vedere come comunicano i competitor.

La comunicazione medica

Facciamo un gioco, andate a vedere come si presentano dottori e dottoresse nei loro siti.
Che siano otorini, ginecologi, ortopedici, dermatologi, pediatri. Non si salva nessuno.

Il 90 per cento di loro si racconta in terza persona.

La loro loro about page è un’esplosione del curriculum, quando non è il curriculum stesso.

  • “Il dottor… si è laureato a pieni voti all’Università di Roma, ha conseguito la specializzazione all’Imperial College di Londra… e dal 2002 esercita la professione….”
  • “La dottoressa … laureata in Medicina a Milano nel 2008, specializzata in Ostetricia e Ginecologia, ha completato la sua formazione medica presso l’Ospedale San Paolo di Milano”

Sorgono allora spontanee due domande.

La prima. Avete un brutto neo e chiedete all’amica (medico) il nome di un dermatologo affidabile da cui andare.

Lei vi risponderà: “Devi assolutamente andare dal dottor Pellebella. Si è laureato a pieni voti alla Federico II di Napoli e ha conseguito una specializzazione all’UPMC di Parigi”.

Non credo!

Molto probabilemente vi dirà: ” Vai dal dottor….è una persona di grande esperienza, attento e scrupoloso. Non lascia nulla al caso” e potrebbe anche aggiungere “è un po’ brusco, ma non farti spaventare, è un ottimo medico”.

Vi ha raccontato chi è, dal punto di vista professionale, in due parole, aggiungendo una nota sul carattere. E questo basta.

La seconda. Quando incontrate un medico, questo per presentarsi vi sciorina il suo CV in terza persona?

Buongiorno, il dottor … si è laureato all’Università degli studi di Torino, con una specializzazione alla clinica Dermosifilopatica, è direttore della scuola…

Anche qui, non credo.

Per qualunque professionista il sito è la propria casa professionale, il luogo in cui raccontarsi e presentarsi.

E per farlo si parte proprio dall’about page.

Che cosa è l’about page?

La pagina in cui vi presentate,  raccontate chi siete, gli studi e le specializzazioni, gli incarichi che ricoprite, certo. Ma anche perché si avete scelto quella specializzazione. Cosa vi piace del vostro lavoro.

E poi una bella foto, è vero che siete medici ma siete sul vostro sito, non in sala operatoria: niente mascherine e cuffie. Dovete essere riconoscibili.

Non dimenticate che non parlate solo ai colleghi che comprendono il vostro linguaggio, ma a possibili pazienti.

Sono loro i vostri interlocutori principali, persone che hanno bisogno del vostro aiuto, che potrebbero non comprendere un linguaggio troppo tecnico, che cercano risposte chiare al loro problema, che, essendo un problema di salute, porta con sé  ansia e preoccupazione.

Pensate ai vostri pazienti quando vi presentate.

Scegliete le parole con cura e attenzione. Quella cura e attenzione che mettete durante una visita. Usate la vostra voce.

Niente frasi standard, linguaggio medico o medichese, niente termini mirabolanti che non aggiungono nulla e creano solo confusione. Le persone non vogliono essere stordite, ma rassicurate.

Chiarezza, semplicità ed empatia.

Ho diversi amici medici, e anche qualche parente.

Non hanno tutti la stessa voce, non hanno tutti il medesimo modo di raccontare il proprio lavoro. Specialità diverse, età diverse, caratteri diversi.

Mio fratello è un giovane chirurgo appassionato del suo mestiere, ti racconta degli interventi con la stessa enfasi con cui mio figlio narra le sue scalate in montagna. Noi lo ascoltiamo disgustati ma sappiamo che chi finisce sotto i suoi “ferri” avrà una grande attenzione.

Mio cognato è uno psichiatra, un po’ di carriera alle spalle. Dei suoi pazienti, a differenza di mio fratello, per ovvie ragioni deontologiche, non parla mai, ma capisci che ciò che fa lo appassiona, quando gli chiedi un parere si fa serio serio e ti conduce dentro il suo mondo.

Una carissima amica, medico internista, dopo anni in Pronto Soccorso ora lavora in un reparto di medicina generale. Parla pochissimo di lavoro, ma quando lo fa ha l’immensa capacità di unire la sua pacatezza a una grande lucidità. Infonde tranquillità attorno a sè, sempre. Una dote immensa per un medico.

Tre medici diversi, tre voci differenti.

Se dovessi trovare le loro parole per raccontare i loro mestieri so che sarebbero tutte diverse. Il tono, il ritmo, l’energia. Anche la professionalità ha una voce, basta trovarla.

 

Ecco un medico che dice chi è

 

Una volta spiegato chi siete, raccontate cosa fate

Le patologie trattate: con termini semplici ed esempi chiari.

L’età (se è un fattore rilevante), le fasce di popolazione più colpite. Anche qui se è un aspetto indicativo.

Ci sono casi in cui può essere utile inserire dei dati. Altri casi in cui non serve a nulla.

Quali sono i sintomi di una determinata patologia e il perché di quei sintomi.

Gli esami che si devono/possono fare, per arrivare a una diagnosi certa.

I trattamenti, le cure, gli interventi. I tempi di guarigione, se ci sono.

Quando si parla di malattia il terreno è fragile e instabile, ci sono specialità per cui non è possibile dire tutto, spiegare ogni cosa solo su un sito.

La visita, l’incontro, il colloquio, sono essenziali sempre, in alcuni casi, ancora di più.

Anche questo va sottolineato.

Inserite dei link che conducano a parti di approfondimento. Articoli del sito, newsletter, articoli di giornale.

Attenzione: niente pubblicazioni scientifiche in inglese comprensibili solo dai colleghi.

 

Cinque tips per migliorare la propria comunicazione

  • Niente terza persona. Scrivete in prima persona, siete voi che vi presentate. La terza persona non vi rende più autorevoli, solo buffi.
  • Siate leggeri. Via il superfluo, ciò che rende la comunicazione faticosa e pesante: le parole vuote, i termini tecnici, ciò che appesantisce senza aggiungere.
  • Raccontatevi: amate il vostro lavoro? Vi arricchisce ogni giorno? Richiede una formazione continua e questo è estremamente stimolate? Perché non dirlo? Perché non mostrare anche un po’ del lato umano, accanto a quello professionale.
  • Il tono di voce: trovate il vostro, scegliete le parole che vi appartengono. Quelle che utilizzate durante le visite. Per capire qual è il vostro tono provate a registrare una visita e a riascoltare ciò che avete detto e come lo avete detto.
  • Ascoltate: dall’incontro quotidiano con i pazienti, dalle loro domande, dai dubbi, dalle difficoltà che affrontano sicuramente possono emergere spunti utili a migliorare la vostra comunicazione.

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