Il multitasking? Una grande fregatura

Multitasking? No grazie.  Da perfetta tuttofare a felice imperfetta (Hoepli), ecco l’ultimo libro di Chiara Cecutti coach e counselor, con le divertenti illustrazioni di Elena Triolo.

Non fatevi ingannare dal titolo e dalla copertina, questo non è solo divertente e ironico libretto sul multitasking, ma un viaggio nella vita delle donne di ieri, di oggi e di domani.

Multitasking? No grazie

Volevo un titolo forte, capace di catturare l’attenzione:  ho cercato di affrontare un tema serio sdrammatizzandolo, e affrontandolo in modo leggero.

L’idea del libro è nata qualche tempo fa,  in un periodo in cui tutte le donne che incontravo si lamentavano del carico di lavoro e della fatica. Le donne di cui parlo e a cui parlo, nel libro,  generalmente sono mamme. La maternità porta con sé carichi aggiuntivi di lavoro e gli uomini collaborano poco. Ma ciò che fa riflettere, mentre intervistavo diverse donne, è che  loro nemmeno si accorgevano del fatto che il carico della vita famigliare ricadesse solo su di loro. O meglio, lo sapevano ma trovavano la cosa normale. C’è un imprinting culturale e sociale che ci portiamo dietro da sempre, da decenni, che non ci fa pensare di poter chiedere, anzi, di dover chiedere condivisione di compiti. Molte donne sono talmente abituate a fare, a tirare avanti, a non chiedere mai, che non pensano nemmeno per un istante che ci sia la possibilità di delegare, oppure di dire basta, questo non lo faccio.

A chi è rivolto questo libro?

A tutte le donne che, con un lavoro fuori casa e una famiglia,  non hanno possibilità di grandi aiuti domestici.

Tutte le donne che hanno la possibilità di influenzare: le nonne, le mamme, le donne con figli piccoli che stanno crescendo gli uomini e le donne di domani. Non è un libro per gli uomini. Dobbiamo partire da una riflessione su noi stesse, sulle donne e sul nostro modo di muoverci e vivere. Impariamo  a chiedere un po’ di più senza aspettarci che gli uomini lo facciano spontaneamente. Con pazienza, iniziamo a chiedere.

Non tutte le donne hanno la possibilità di avere un aiuto

A loro mi rivolgo, tante,  donne che se non avessero genitori o suoceri che le supportano non riuscirebbero a fare tutto: lavorare e gestire una famiglia.

Un tempo, finché la donna non lavorava e gestiva la casa e la famiglia,  forse gli equilibri erano più facili.

Ora però molte donne lavorano a tempo pieno e dunque non è più  giustificato non chiedere. Bisogna imparare a chiedere.

 

I due piani del multitasking

Nel libro affronto due diversi aspetti del  multitasking.

Il primo riguarda il lavoro, e quella particolare attitudine che ci porta a saltellare da una cosa all’altra: mail, presentazioni, messaggi, telefonate. Un modo perfetto per perdere un’infinità di tempo ed energie.

Il secondo aspetto  è invece legato alla gestione della quotidianità, vogliamo sentirci Wonder Women e pensiamo “come lo faccio io non lo fa nessun altro”. Non sappiamo e non vogliamo delegare, rinunciare a qualcosa, ci riempiamo la vita di attività e compiti, tutti da svolgere al meglio. Inseguiamo un ideale di perfezione che interessa solo a noi.

Come lavorare  su questi due aspetti

Sentirsi al centro del mondo della famiglia o della coppia, uniche capaci di fare le cose è gratificante ma anche limitante. Le giornate sono di 24 ore e bisogna trovare il tempo da dedicare al lavoro, alla famiglia, ma anche a se stesse.

Faccio un esempio personale. Le mie vacanze sono di 4 o 5 settimane, ma ho la palestra alle 9, la lezione di spagnolo alle 10,  poi finalmente la spiaggia e il mare, e dalle 15 alle 20 scrivo.

Riesco a fare tutto ciò che mi piace, che mi fa stare bene, pur con una disciplina ferrea. Quando scrivo il cellulare è staccato, così pure le mail,  e ogni ora, quando mi sgranchisco controllo se ci sono urgenze. Se nulla è urgente passa in secondo piano.

Ho imparato a  organizzarmi così per trovare il tempo per tutto e per scandirlo. Così facendo la mia concentrazione è molto più alta. Quando mi occupo di una cosa sto su quella e non salto da un progetto all’altro, da un’attività all’altra. Scelgo le priorità, do il massimo al progetto su cui sto lavorando, ma anche al momento che vivo.

Come scegliere di non essere Wonder Women

Parlando invece del secondo aspetto, come scegliere di non essere WW, il discorso è un po’ più complesso.

Bisogna capire cosa ci spinge a vivere così, capire da dove deriva questa necessità. Se dal bisogno di essere al centro dell’attenzione o dal bisogno di  applausi; oppure ancora dall’insicurezza che ci porta a credere che saremo amate solo se faremo tante cose e tutte bene. Magari siamo  cresciute con fratelli perfetti e noi per essere al pari dovevamo fare dieci volte tanto.

Le variabili sono tante e su quelle bisogna lavorare. Bassa autostima, insicurezza, paura.  Come coach e counselor per scegliere come intervenire devo capire dove sta il nodo.

Poi ci sono le nevrosi e quell’incapacità di stare ferme, unita alla necessità di riempirsi la vita di tante cose. Un atteggiamento, questo, soprattutto femminile.

L’inganno del  multitasking

Una giornalista mi ha detto che del libro non avrebbero potuto parlare, perché il multitasking, sostenevano al giornale,  è ciò che ha permesso alle donne di affermarsi sul mondo del lavoro, occupandosi della famiglia e del lavoro.

Attenzione. So bene che la donna è in grado di fare mille e mille cose, ma può e deve  scegliere di farne alcune e non altre. Può scegliere e deve scegliere  le priorità, scegliere ciò che preferisce o non preferisce: non cucinare, se non ama farlo; non tenere tutto perfetto in casa, se quella cosa non le dà fastidio.

 

Scegliere tre cose

Rendi Zukemberg, sorella del più noto Marck, racconta  nel suo libro Scegli tre cose al giorno a cui dedicare il tuo tempo, della  sua filosofia di vita. Ogni giorno dà priorità a qualcosa di diverso, scelto fra  5 categorie:  lavoro, sonno, famiglia, fitness, amici.

Certo Rendi ha una vita privilegiata, avrà mille aiuti, e non è la donna tipo a cui mi rivolgo io. L’idea però è giusta. Se tutto è prioritario nulla lo è. Bisogna identificare le proprie priorità, fra 5 o 6, o 4 attività.  E ricordare che 5 priorità non si possono gestire nella stessa giornata, se una di queste è un lavoro a tempo pieno.

Tempo di qualità e priorità

Questo significa capire, anche sul lavoro, ciò a cui va dedicato più tempo e ciò che può essere fatto più velocemente.

Purtroppo ancora oggi le donne,  per  essere considerate al pari dell’uomo sul lavoro, hanno bisogno di dimostrare di saper fare più, per ottenere la stessa considerazione e difficilmente lo stesso stipendio.

Non dimentichiamolo: la donna sul lavoro fa più fatica, sempre e comunque.

Nella vita di tutti i giorni siamo state cresciute pensando che si debba essere innanzitutto delle brave ragazze che fanno le cose bene. Non per nulla cito Le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive dappertutto della filosofa tedesca Ute Ehrardt, un libro datato ma sempre attuale. L’autrice sottolinea quanto sia importate riuscire e imparare a conquistare una consapevolezza di sé, al di là degli obblighi e dei ruoli che ci vengono affibiati o che noi stesse ci affibiamo.

Le donne di domani

Le ragazze e i ragazzi di oggi, gli adolescenti, ma anche i giovani universitari,  sono sempre più competitivi. Le asticelle sono sempre più alte.  Dunque non sarà facile farsi strada sul lavoro e avere una vita personale piena e realizzata. Tutto dipenderà dal contesto in cui vivranno e lavoreranno.  Si troveranno all’estero, se là decideranno di vivere, con le stesse problematiche che si troverebbero a gestire qui. Dipenderà dalle esigenze che avranno e soprattutto dagli uomini che avranno accanto. Se saranno capaci di dividere con i propri compagni impegni e compiti. Dalla mia esperienza molti uomini sembrano più avanti di quanto non siano in realtà. Dunque torno alla riflessione iniziale: è tutto in mano alle donne di oggi, che stanno crescendo gli uomini e le donne di domani.

 

 

 

 

 

 

 

 

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