Questioni d’orecchio di Andrea De Cesco: il potere dell’ascolto

Andrea è una giovane giornalista, viaggiatrice, ascoltatrice e lettrice indefessa di newsletter. Ha collaborato e collabora con il Corriere della Sera, per cui cura la newsletter “Futura” di cui è anche art director. Appassionata di podcast, che ascolta a velocità aumentata, per stare dietro alle necessità, ha una bellissima newsletter: Questioni d’orecchio, la prima newsletter italiana sul mondo dei podcast e degli audiolibri.

Andrea, raccontaci qualcosa di te.

Da bambina ascoltavo tonnellate di Fiabe Sonore, a casa di mia nonna.  Nasce forse allora la mia passione per l’ascolto, allora di una fiaba, letta dalla voce di un’altra persona. Oggi tutto è digitale, non c’è il giradischi, le cassette, ma l’idea alla base è la stessa. L’ascolto. Mi è piaciuto sempre molto ascoltare. Ho studiato al liceo classico e ho approfondito la cultura e la storia che c’è alla base della nostra, poi  lettere antiche,  ho studiato lingue morte, che non si possono ascoltare. Ironico per una che adora l’ascolto, eppure le ho amate moltissimo. Fin da bambina sognavo di fare la giornalista, un mestiere in cui l’ascolto è fondamentale; oltre all’ascolto la capacità di entrare in sintonia con le persone.

Poi il lavoro, la tua newsletter: “Questioni d’Orecchio”.

Mentre collaboravo con il Corriere della Sera, qualche anno fa, è uscito Veleno, un podcast di Pablo Trincia e Alessia Raffanelli. La storia dei 16 bambini della Bassa Modenese allontanati dai genitori. L’ho ascoltato, la prima volta, mentre viaggiavo in macchina, una storia incredibile, raccontata magistralmente. Veleno mi ha agganciata, non mollavo l’ascolto. Pensando a quelle parole, a quel mezzo, il podcast, mi sono accorta che si parlava ancora poco di questo strumento. Così sono andata dal responsabile tecnologia del Corriere e lui mi ha affidato una rubrica, il titolo l’ho trovato allora: “Questione d’orecchio”.

Inizialmente la rubrica usciva solo su Corriere.it, poi l’ho trasformato in una newsletter, per sperimentare e mettermi alla prova, da anni sono una lettrice seriale di newsletter, ne leggo fra le venti e le trenta al giorno.

Mi ero resa conto che la newsletter ti permette di costruire uno spazio tuo, in cui parli di ciò che vuoi. Non è lo scroll dei social, che passa è va.  Così ho iniziato a parlare di Podcast, nel 2019. Portando “Questioni d’orecchio” dal Corriere alla newsletter sono riuscita a costruire una community forte e ad avere molta visibilità.  Il pubblico del Corriere è generalista, io invece, con una newsletter verticale, letta da persone che amano e vogliono avere informazioni sui podcast, mi sono costruita la mia nicchia di appassionati. Consiglio a tutti di aprirsi una newsletter, perché è un canale che se ben curato può portare ottime opportunità, anche lavorative.

Poi  la newsletter si è trasformata in un lavoro. Pur non guadagnando direttamente grazie a “Questioni d’orecchio” ho ricevuto diverse offerte di lavoro, da persone che hanno iniziato ad occuparsi di podcast, società, privati, gruppi editoriali. Mi contattano semplicemente perché ho niziato a osservare questo mondo prima degli altri. Proprio in questi giorni Chora media,  la principale realtà editoriale di podcast in Italia, ha lanciato una scuola di formazione per aspiranti podcaster o podcaster principianti, un’Academy   di cui sono coordinatrice.

Chi sono i tuoi lettori, e chi ti risponde? Ci sono state reazioni che ti hanno stupito.

I miei lettori sono persone appassionate di podcast, podcaster indipendenti, società di produzione di podcast, gruppi editoriali, aziende che si sono lanciate nel podcast, grandi ascoltatori o ascoltatori alle prime armi. Non è solo per addetti ai lavori, certo per persone interessate all’argomento: non ti leggi una newsletter sui podcast due volte la settimana se non sei interessato all’argomento.

Ora ho circa 1500 iscritti, con una forte richiesta di inserzioni pubblicitarie, che valuto volta per volta.

Quanto ci lavori?

Ogni giorno leggo 3/4 newsletter sui podcast, guardo online cosa esce sul tema, le novità; ascolto 2/3 ore al giorno di podcast, a velocità 1.5. Dedico a ogni numero della newsletter un giorno di lavoro, creandone due a settimana, due giorni sono dedicati a lei. Ora ho chiesto a un collega di aiutarmi, Luigi Lupo, che ha uno sguardo professionale, ha scritto il primo libro italiano sui podcast.

Che consiglio daresti a un giovane che si avvicina al mondo del giornalismo.

Consiglio, come dice anche Francesco Oggiano, che ha una bellissima newsletter  Digital Journalism, di aprire un progetto personale, costruire qualche cosa di proprio: mettersi in gioco, sperimentare, provare. Per quanto riguarda invece il giornalismo penso sia interessante approfondire e capire i media emergenti, penso a Will Media: un nuovo modo di fare informazione e giornalismo. Penso ai podcast, un settore che in Italia sta emergendo, è poco più che neonato, non siamo arrivati al massimo delle potenzialità. Fra 10 anni darà lavoro a molte più persone di quelle che ci lavorano oggi. E poi coltivarsi la propria nicchia. Saper fare tante cose ma avere quella competenza specifica, quell’unicità. Credo che avere una passione e seguirla sia una fortuna. Dalla passione nascono cose belle.

Per il futuro cosa immagini e desideri.

Non annoiarmi. Mi piacerebbe poter cambiare, cogliere nuove opportunità, nuove sfide. Cambiare è stimolante. E poi certo continuare a lavorare nel settore dei podcast: uno spazio in cui c’è tanto da sperimentare e costruire.

Lavorare viaggiando. Amo viaggiare, e amo tornare a casa, le mie radici sono fondamentali, sono una ragazza di provincia, e ne vado fiera.

Ma se dovessi esprimere un desiderio folle, mi piacerebbe fare la reporter di guerra, so pochissimo di questo, ma sarebbe una sfida in cui mi butterei con passione.

Ecco il kit base dell’ascoltatore di podcast, secondo Andrea.

Non per forza i miei preferiti, ma quelli che non puoi non conoscere.

 

The Joe Rogan Experience (non è il mio genere, non condivido molte delle cose che ascolto, ma va ascoltato almeno una volta)

Serial” di Sarah Koenig

The Daily del NYT

 

Per ciascuno il “corrispettivo” (più o meno) italiano è

Muschio selvaggio di Fedez e Luis Sal (molto meno controverso di JRE e con uno stile diverso, ma il format è molto simile e in proporzione è altrettanto popolare)

Veleno di Trincia e Rafanelli,

The Essential di Will, il primo daily italiano

 

 

 

 

 

 

 

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